Un disegno che arriva a Terzigno viene letto due volte: la prima come progetto, la seconda come domanda rivolta alla materia. Quella seconda lettura porta ai progetti raccolti nella lavorazione artigianale della pietra lavica vesuviana, dove un disegno diventa un elemento costruito.
Fra le due letture sta il lavoro che permette di trasformare quote, sezioni e intenzioni progettuali in elementi che possano essere realmente prodotti in pietra lavica.
Non si tratta semplicemente di adattare un disegno a un materiale. Significa capire quali aspetti del progetto devono rimanere invariati e quali, invece, devono confrontarsi con le caratteristiche della lava, con il taglio, con la superficie, con il colore e, quando previsto, con il fuoco.
La pietra non è un supporto neutro. Densità, cavità, struttura minerale e comportamento durante le lavorazioni possono variare. È proprio da questo confronto che nasce l’ingegnerizzazione di un progetto Ranieri.
Dal disegno esecutivo al pezzo producibile: cosa cambia davvero
Un disegno descrive geometrie, continuità, allineamenti, giunti, bordi e relazioni con gli altri materiali.
La produzione, invece, deve tradurre queste indicazioni in elementi fisici.
Una superficie continua può richiedere una modularità. Un elemento pensato come monolitico deve essere verificato rispetto alla geometria, alla sezione, al blocco disponibile, alle lavorazioni e alle condizioni di movimentazione e posa. Un bordo disegnato come linea astratta diventa una parte reale del pezzo e può reagire in modo diverso alla finitura.
L’ingegnerizzazione serve a tenere insieme questi due mondi: l’intenzione del progettista e il comportamento della materia.