Una tendenza è qualcosa che un mercato adotta e poi abbandona.
Quello che è successo intorno alla pietra vulcanica nell’ultimo decennio è più lento e più strutturale: una pietra che un tempo viaggiava come specialità regionale oggi viaggia come materiale specificabile, con formati pubblicati, applicazioni dichiarate e una procedura documentata per sviluppare un colore che il progetto potrà richiedere di nuovo anni dopo.
La distanza fra queste due condizioni si copre con la lavorazione artigianale della pietra lavica: una superficie sviluppata per un singolo progetto invece che scelta da uno scaffale.
Ranieri lavora questa pietra a Terzigno, ai piedi del Vesuvio, da una cava di famiglia. È un fatto geografico prima che narrativo, ed è la ragione per cui la portata internazionale del materiale si legge meglio dai progetti messi agli atti che dal vocabolario delle rassegne di tendenza.
Quello che segue è la versione documentata: che cosa viaggia davvero, quali progetti Ranieri ha reso pubblici, come il colore diventa una commissione invece che una selezione, e il punto in cui i dati pubblicati si fermano.
Che cosa viaggia, e che cosa si decide al vulcano
La documentazione Ranieri descrive l’estrazione come a basso impatto e la trasformazione che ne segue come zero-waste. La produzione unisce la scalpellatura a mano alle tecniche di taglio moderne, in un laboratorio ai piedi del Vesuvio.
L’oggetto che arriva in cantiere a Londra o a Miami è quindi una superficie finita il cui comportamento è stato deciso al vulcano, e la conversazione di capitolato parte da un materiale che ha già attraversato la maggior parte delle proprie decisioni.
Due proprietà documentate spiegano perché questa pietra si possa trattare in modi preclusi ad altre. La documentazione Ranieri descrive la lava come più dura e più resistente del marmo. La descrive anche come la pietra in grado di sostenere le alte temperature della smaltatura per ottenere effetti di colore, lavorata con le tecniche tradizionali della ceramica di Vietri: da lì si apre una gamma di trattamenti che ceramica e marmo rifiutano.
La seconda proprietà è quella strutturale. Smalto su pietra è una faccenda diversa da smalto su ceramica: il fondo sotto il colore è un corpo minerale con una propria variazione, e il colore vi reagisce. È anche il motivo per cui una superficie in lava si legge in un modo a tre metri e in un altro a trenta centimetri, cosa che i progettisti notano prima di chiunque altro.