our lava
Prima delle superfici, dei colori e delle applicazioni, è necessaria una distinzione: tre famiglie di lava, tre modi di entrare in relazione con il materiale.
pure lava
Nasce da un processo che non ammette scorciatoie: pressione, tempo,
trasformazione. Non si presenta mai come una superficie “pronta”. Chiede
di essere interpretata, non semplicemente utilizzata.
Per Ranieri la lava non è un materiale da addomesticare, ma una materia
con cui entrare in relazione. Ogni sua trasformazione è una scelta che
coinvolge tecnica, responsabilità e visione. Nulla è automatico, nulla è
garantito.
Le irregolarità, le variazioni, le micro-imperfezioni non sono anomalie
da eliminare, ma tracce del processo stesso. Sono il segno visibile di
una materia che ha attraversato fuoco, raffreddamento e intervento
umano.
La bellezza che ne deriva non nasce dalla riduzione o dalla
standardizzazione, ma dall’equilibrio fragile tra controllo e
accettazione. Ogni superficie racconta una storia diversa, ed è in
questa differenza che Ranieri riconosce il proprio linguaggio.
using lava
La lava naturale è la forma più diretta e meno mediata di questa materia.
Non viene smaltata, non viene corretta, non viene resa prevedibile. Mantiene visibili le tracce del proprio raffreddamento, del taglio e del tempo.
Porosità, variazioni cromatiche e leggere discontinuità superficiali non sono imperfezioni da eliminare, ma conseguenze naturali di un processo reale. Ogni lastra reagisce in modo diverso alla lavorazione, perché la materia di partenza non è mai identica a se stessa.
Per Ranieri lavorare la lava naturale significa accettare che l’uniformità assoluta non sia un obiettivo progettuale. Significa scegliere una materia che conserva memoria, che non si lascia ridurre a standard industriali.
La lava naturale richiede attenzione, competenza e rispetto dei suoi limiti. In cambio restituisce una presenza fisica essenziale, primaria, capace di dialogare con l’architettura senza artifici e senza simulazioni.